Oskar Schindler

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Oskar Schindler (28/4/1908 – 9/10/1974)

Categoria: Biografia

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Nacque un martedì di 118 anni fa.
Scomparve un mercoledì di 52 anni fa.
Aveva 66 anni.

Biografia di Oskar Schindler

Pietra miliareData completaLocalità e ProvinciaStatoDettaglio storico
Nascita28 aprile 1908Zwittau (oggi Svitavy)Impero Austro-UngaricoNasce Oskar Schindler in una famiglia borghese e cattolica di lingua tedesca.
Matrimonio06 marzo 1928ZwittauCecoslovacchiaOskar Schindler si unisce in matrimonio con Emilie Pelzl, figura chiave per il futuro.
Acquisizione DEFnovembre 1939CracoviaPoloniaSfruttando l’occupazione, l’industriale rileva a basso costo una fabbrica di utensili smaltati.
La “Lista”autunno 1944CracoviaPoloniaCon l’aiuto di Itzhak Stern, redige l’elenco degli operai ebrei da salvare dalla deportazione.
Morte09 ottobre 1974HildesheimGermania OvestMuore Oskar Schindler; verrà sepolto sul Monte Sion a Gerusalemme.

Introduzione

La vicenda umana e storica di Oskar Schindler rappresenta uno dei percorsi più complessi e dibattuti della storia del Novecento europeo. Quest’uomo non nacque con la vocazione dell’eroe e, per gran parte della sua esistenza, agì assecondando un palese opportunismo commerciale, attratto dal profitto personale e dalle agevolazioni offerte dal nascente regime nazista. Tuttavia, di fronte alla metodica e spietata organizzazione dello sterminio del popolo ebraico, la sua coscienza operò una profonda frattura morale con il sistema autoritario a cui apparteneva, spingendolo a ribaltare le proprie priorità.

Attraverso l’impiego sistematico dei propri vasti capitali, generati inizialmente dalle commesse militari e dai lucrosi traffici sul mercato nero, l’imprenditore riuscì a tessere una complessa e rischiosa rete di corruzione. Le sue tangenti, versate costantemente agli alti gradi delle milizie tedesche, si trasformarono nello scudo amministrativo che permise a circa milleduecento persone di evitare la deportazione nei campi di sterminio dislocati in Polonia. La sua fabbrica metallurgica divenne così, in maniera del tutto anomala, uno spazio di salvezza temporanea all’interno dell’apparato distruttivo.

La decisione dello Yad Vashem di Gerusalemme, che nel dopoguerra lo ha ufficialmente proclamato Giusto tra le Nazioni, ha sancito la definitiva metamorfosi pubblica di questo controverso industriale. La sua figura impone oggi una seria riflessione sulle contraddizioni dell’animo umano, dimostrando storicamente come il rifiuto della barbarie e l’assunzione di una profonda responsabilità civile possano emergere inaspettatamente, perfino da un individuo inizialmente compromesso con gli ingranaggi del potere.

Contesto Storico e Origini

Zwittau e la regione dei Sudeti: un crocevia di tensioni etniche

Il 28 aprile 1908, giorno in cui Oskar Schindler venne al mondo, la fiorente cittadina di Zwittau era profondamente incastonata nel vasto e frammentato mosaico dell’Impero Austro-Ungarico. L’area, storicamente nota come la regione dei Sudeti, fungeva da delicato confine geopolitico in cui la robusta comunità di lingua e cultura tedesca conviveva, non senza evidenti attriti sociali, con le popolazioni di stirpe boema e slava. Il clima culturale che si respirava in quelle province era pregno di rivendicazioni identitarie silenziose, sentimenti destinati a trasformarsi in aperte deflagrazioni politiche subito dopo la fine del primo conflitto mondiale.

La famiglia Schindler e l’urto della Grande Depressione

La famiglia di appartenenza faceva parte della radicata borghesia industriale locale, sostenuta da una solida osservanza della religione cattolica. Il capofamiglia, Hans Schindler, amministrava con discreto profitto un’azienda dedicata alla costruzione e alla vendita di macchinari per l’agricoltura, garantendo alla moglie e ai figli un tenore di vita decisamente elevato. Questa stabilità economica subì però un colpo fatale a metà degli anni Trenta, quando le conseguenze della Grande Depressione americana colpirono duramente le province europee, spingendo la ditta paterna al fallimento definitivo nel 1935. Questa repentina perdita di status sociale forgiò il carattere del giovane, spingendolo verso strade meno convenzionali per ritrovare il successo economico.

Gli anni giovanili, i motori e il matrimonio con Emilie Pelzl

Ancora prima del tracollo finanziario della famiglia, il temperamento di Oskar Schindler si era distinto per una forte insofferenza verso la tranquilla routine borghese e per una spiccata propensione al rischio. Sviluppò un forte legame con i motori, divenendo un abile motociclista capace di competere in svariate gare locali, dove metteva in mostra un carattere audace e spesso spericolato. In questa fase di forte irrequietezza giovanile, il 6 marzo 1928, scelse di sposare Emilie Pelzl, una giovane donna cresciuta in una facoltosa famiglia di proprietari terrieri dei dintorni. Sebbene la loro unione sia stata successivamente segnata da numerose ombre e dalle costanti infedeltà di lui, Emilie Pelzl restò una presenza discreta ma fondamentale, pronta a giocare un ruolo silenzioso e coraggioso negli anni bui dell’occupazione in Polonia.

L’Ascesa

I primi fallimenti commerciali e l’arruolamento nell’intelligence

Dopo il crollo dell’azienda paterna, Oskar Schindler si trovò a dover ricostruire la propria stabilità economica in un periodo di gravi turbolenze sociali. Provò diverse strade commerciali, assumendo vari incarichi di rappresentanza e tentando la via dell’imprenditoria autonoma, ma i risultati furono inizialmente fallimentari, lasciandolo gravato da pesanti debiti. Intorno al 1936, attratto dalle prospettive di guadagno e sfruttando la sua vasta rete di contatti sociali nei Sudeti, decise di collaborare con l’Abwehr, il servizio di intelligence militare della Germania. Questa scelta puramente utilitaristica lo portò a raccogliere preziose informazioni strategiche per le forze armate tedesche, attività che nel luglio 1938 gli costò l’arresto per spionaggio da parte della polizia segreta della Cecoslovacchia. La sua prigionia fu tuttavia breve, poiché la firma del Patto di Monaco nell’ottobre 1938 sancì l’annessione dei territori di confine al Terzo Reich, garantendo la sua immediata scarcerazione.

L’invasione della Polonia e il trasferimento strategico

Il 1 settembre 1939, l’esercito tedesco varcò i confini orientali innescando l’inizio del secondo conflitto mondiale e la rapida occupazione della Polonia. Fiutando l’incredibile opportunità di profitto offerta dall’economia di guerra e dai territori appena conquistati, Oskar Schindler decise di trasferirsi immediatamente a Cracovia. La città si stava riorganizzando sotto il duro regime del Governatorato Generale nazista, e l’imprenditore comprese che la vicinanza ai centri di comando militare avrebbe garantito l’accesso a commesse governative estremamente redditizie. In questo contesto, si presentava non come un ideologo del partito, bensì come un pragmatico e affabile uomo d’affari, pronto a tessere una fitta tela di relazioni mondane.

L’acquisizione della DEF e l’incontro con Itzhak Stern

Sfruttando le spietate leggi razziali che espropriavano i cittadini ebrei di ogni attività commerciale, Oskar Schindler riuscì ad acquisire a un prezzo irrisorio una fabbrica di utensili smaltati in bancarotta. Rinominò lo stabilimento Deutsche Emaillewarenfabrik, comunemente noto come DEF. Il passaggio cruciale per il futuro successo e per la successiva trasformazione morale avvenne grazie all’incontro con Itzhak Stern, un brillante contabile ebreo che possedeva una profonda conoscenza del tessuto economico di Cracovia. Fu proprio Itzhak Stern a consigliare l’assunzione di manodopera ebraica, inizialmente perché molto più economica rispetto a quella polacca, curando con meticolosità l’amministrazione aziendale mentre il proprietario si dedicava alle pubbliche relazioni.

La corruzione degli alti ufficiali e il mercato nero

Per far prosperare la DEF e ottenere continui appalti dall’esercito, Oskar Schindler perfezionò l’arte della corruzione sistematica. Consapevole delle debolezze umane e dell’avidità che permeava le gerarchie naziste in Polonia, iniziò a procurare beni di lusso introvabili nei circuiti legali, dai sigari ai liquori di pregio, passando per cibi raffinati e preziosi, attingendo a piene mani dal florido mercato nero. Le cene sfarzose e le regalie continue divennero lo strumento di potere attraverso il quale l’imprenditore riusciva a piegare ai propri voleri burocrati e alti ufficiali delle SS, costruendo una rete di favori e complicità che, in seguito, si sarebbe rivelata lo strumento fondamentale per salvare i suoi operai.

Il Giorno del Destino: Il Momento “Successe Oggi”

La brutale liquidazione del ghetto di Cracovia

Il progressivo inasprimento delle politiche di sterminio colpì duramente Cracovia nel marzo 1943, quando i comandi nazisti ordinarono la completa e violenta liquidazione del ghetto cittadino. In sella al suo cavallo, da una collina sovrastante, Oskar Schindler fu testimone oculare della brutalità con cui le truppe tedesche rastrellarono e uccisero centinaia di civili inermi, deportando i sopravvissuti nel vicino campo di lavoro di Płaszów. Di fronte alla metodica applicazione della violenza, la prospettiva dell’industriale subì un irreversibile mutamento; il distacco cinico dell’affarista lasciò definitivamente il posto a un profondo senso di orrore e alla determinazione di dover intervenire attivamente per proteggere i propri lavoratori dipendenti.

Il sadico Amon Göth e la presa di coscienza

Il campo di concentramento di Płaszów era comandato dal capitano delle SS Amon Göth, un ufficiale noto per il suo sadismo e per la consuetudine di sparare ai prigionieri direttamente dal balcone della sua villa. Oskar Schindler si trovò costretto a relazionarsi intensamente con Amon Göth per poter mantenere in vita i suoi operai ebrei, che ora vivevano all’interno del campo e venivano quotidianamente scortati alla fabbrica DEF. Con un incredibile sforzo di dissimulazione, l’imprenditore divenne compagno di bevute e di feste del crudele comandante, continuando a elargire ingenti doni e bustarelle per assicurarsi che i propri lavoratori, ufficialmente registrati come manodopera essenziale per lo sforzo bellico, non subissero violenze sommarie.

La stesura della “Lista” nell’autunno 1944

La vera sfida contro il tempo iniziò nell’autunno 1944, quando l’inarrestabile avanzata dell’Armata Rossa da est spinse le gerarchie naziste a ordinare la chiusura di Płaszów e lo sterminio sistematico di tutti i prigionieri nei campi di sterminio di Auschwitz e Gross-Rosen. Intorno al 15 ottobre 1944, consapevole che i suoi operai stavano andando incontro a una morte certa, Oskar Schindler decise di compiere la sua mossa più rischiosa. In collaborazione con Itzhak Stern e con l’ausilio di figure chiave come il prigioniero Marcel Goldberg, elaborò un elenco dettagliato di circa milleduecento nomi, argomentando con le autorità militari tedesche che quelle specifiche maestranze fossero insostituibili per la produzione bellica e dovessero pertanto essere trasferite in blocco in una nuova sede protetta.

Il trasferimento e la fabbrica fittizia a Brünnlitz

L’approvazione di questa operazione di salvataggio richiese l’esborso di capitali enormi; l’industriale versò tangenti milionarie agli alti comandi delle SS pur di ottenere l’autorizzazione per lo spostamento. I prigionieri della lista vennero così trasferiti a Brünnlitz, una cittadina situata nella nativa Moravia, in un’ex filanda riadattata a fabbrica di munizioni e armamenti. Durante i successivi mesi di permanenza in Cecoslovacchia, fino al termine della guerra, lo stabilimento non produsse mai un solo proiettile funzionante. Oskar Schindler sabotò sistematicamente i macchinari e i calibri, giustificando i costanti ritardi produttivi con difficoltà tecniche e burocratiche, garantendo nel contempo razioni di cibo sufficienti, assistenza medica e protezione militare all’interno delle mura aziendali.

Analisi Verticale

Il pragmatismo contro l’ideologia

L’approccio utilizzato da Oskar Schindler per proteggere i propri dipendenti si distinse nettamente da quello di altri oppositori del regime, in quanto non si basò mai su azioni di sabotaggio frontale o su proclami ideologici. Egli scelse di combattere l’apparato nazista dall’interno, utilizzando le sue stesse armi burocratiche e sfruttando abilmente il linguaggio del profitto bellico. Sosteneva formalmente davanti agli ufficiali ispettori che l’impiego di bambini o di anziani fosse giustificato da specifiche abilità manuali richieste per la calibrazione dei proiettili, manipolando l’ossessione germanica per l’efficienza produttiva. La sua grandezza strategica risiedette proprio nella straordinaria capacità di dissimulare le proprie reali intenzioni dietro la maschera dell’industriale avido e fedele alla causa militare della Germania.

Il ruolo silenzioso ma cruciale di Emilie Schindler

Sebbene la storiografia si sia a lungo concentrata esclusivamente sulla figura maschile, la sopravvivenza dei prigionieri a Brünnlitz non sarebbe stata possibile senza l’intervento diretto e instancabile di Emilie Schindler. Lontana dai riflettori e dalla diplomazia del mercato nero curata dal marito, la donna allestì un ospedale clandestino all’interno dei perimetri della fabbrica. Emilie Schindler procurava segretamente medicinali, nutriva i lavoratori più deboli con razioni extra e si occupava personalmente dei malati di tifo, sfidando quotidianamente il rischio del contagio e l’ispezione delle guardie. Il suo agire pratico e materno rappresentò un complemento fondamentale alla strategia diplomatica, garantendo un supporto sanitario indispensabile in mesi di grave penuria e affaticamento fisico.

Il collasso economico per l’acquisto di cibo e tangenti

L’operazione di salvataggio ebbe un costo finanziario devastante per il patrimonio personale dell’industriale. L’allestimento dello stabilimento in Moravia e il mantenimento di oltre mille persone richiedevano cifre insostenibili per le sole casse aziendali, considerando che la fabbrica non produceva alcun ricavo effettivo. Oskar Schindler diede fondo a tutte le ricchezze accumulate negli anni precedenti, spendendo somme astronomiche sul mercato nero per acquistare generi alimentari, vestiario e medicinali. Parallelamente, continuò a versare regolari tangenti agli ispettori militari per evitare controlli accurati sulla falsa produzione di armamenti. Al termine del conflitto, l’uomo che era giunto a Cracovia con l’intento di arricchirsi si ritrovò completamente in bancarotta, avendo barattato ogni suo bene materiale in cambio della vita dei suoi dipendenti.

Il Tramonto

La fine del conflitto in Europa e la fuga precipitosa

La sera dell’08 maggio 1945, con l’annuncio della resa tedesca e la fine formale delle ostilità in Europa, Oskar Schindler radunò i suoi operai e le guardie assegnate alla fabbrica per un ultimo discorso collettivo. In quell’occasione, esortò le milizie a tornare a casa senza spargere ulteriore sangue e distribuì ai lavoratori tagli di stoffa e bottiglie di vodka, beni preziosissimi per affrontare l’immediato dopoguerra. Subito dopo, consapevole che la sua tessera di iscrizione al Partito Nazista lo avrebbe reso un facile bersaglio per le truppe sovietiche in avvicinamento, fu costretto a fuggire verso occidente. Gli operai ebrei, in segno di profonda gratitudine, gli donarono un anello forgiato fondendo l’oro dentale di un prigioniero, consegnandogli inoltre una lettera di referenze che spiegava dettagliatamente le sue azioni di salvataggio.

Il difficile dopoguerra in Argentina

Raggiunta l’area di occupazione americana e terminata la fase di emergenza, l’imprenditore cercò faticosamente di reinserirsi nel tessuto economico civile. Grazie al supporto finanziario del comitato ebraico internazionale, nel 1949 si trasferì a Buenos Aires in Argentina, portando con sé Emilie Schindler e alcuni conoscenti. Nel paese sudamericano tentò di avviare una nuova attività agricola dedicata all’allevamento di nutrie e alla gestione di una fattoria, sperando di replicare i successi organizzativi del passato. Tuttavia, il mutato contesto economico e una gestione finanziaria poco oculata portarono l’impresa a un inesorabile declino, culminando con la dichiarazione di fallimento definitivo verso la fine degli anni Cinquanta e segnando la rottura irreparabile del suo matrimonio.

Il rientro in Germania e l’isolamento sociale

Nel 1958, lasciandosi alle spalle l’esperienza sudamericana, Oskar Schindler decise di rientrare in Germania, stabilendosi a Francoforte sul Meno. Anche in patria i tentativi di avviare una fabbrica di cemento naufragarono rapidamente, lasciandolo in condizioni economiche di forte precarietà e di profondo disagio psicologico. A pesare sul suo stato d’animo fu anche l’ostilità di una parte della società tedesca postbellica; alcuni concittadini lo consideravano un traditore della patria per aver favorito gli ebrei e testimoniato contro i criminali di guerra nazisti. In questi anni di solitudine e povertà, il suo unico reale sostegno provenne dalle regolari donazioni inviate dai “Schindlerjuden” (gli ebrei salvati dalla sua lista), che non dimenticarono mai il debito di riconoscenza e si fecero carico del suo sostentamento economico.

Il decesso a Hildesheim e la sepoltura a Gerusalemme

L’industriale trascorse l’ultima fase della sua esistenza diviso tra modeste abitazioni in Germania Ovest e lunghi soggiorni annuali in Israele, dove veniva accolto con affetto dai sopravvissuti. Le sue condizioni di salute peggiorarono progressivamente a causa dello stress e degli eccessi passati. Oskar Schindler morì nella città di Hildesheim il 9 ottobre 1974, all’età di sessantasei anni. Per onorare le sue ultime volontà e in segno di massimo rispetto istituzionale e religioso, la salma venne trasferita a Gerusalemme. Qui ricevette un privilegio concesso a pochissimi laici occidentali: la sepoltura nel cimitero cattolico sul Monte Sion, accompagnato nel suo ultimo viaggio da una numerosa delegazione delle famiglie che aveva strappato alla deportazione.

L’Eredità Culturale

Il legame indissolubile con le generazioni successive

L’impatto storico dell’operato di Oskar Schindler non si esaurisce nel computo delle persone direttamente scampate allo sterminio nel corso degli anni Quaranta. I milleduecento nomi annotati su quei fogli di carta dattiloscritti hanno dato origine a decine di migliaia di discendenti, diffusi oggi in varie nazioni del mondo, che testimoniano concretamente il valore di quella complessa rete di corruzione e protezione. Il legame tra la figura dell’industriale tedesco e le famiglie dei sopravvissuti ha assunto i contorni di una vera e propria filiazione storica, confermando l’antico principio talmudico secondo il quale chi salva una singola vita salva il mondo intero.

L’importanza storiografica del romanzo di Thomas Keneally

La vicenda rimase tuttavia sconosciuta al grande pubblico internazionale per decenni, confinata ai circuiti della memoria ebraica e agli atti del tribunale di Francoforte sul Meno. Il punto di svolta culturale avvenne solo nei primi anni Ottanta, quando il sopravvissuto Poldek Pfefferberg riuscì a convincere lo scrittore Thomas Keneally a documentare la storia. Dopo mesi di interviste e ricerche negli archivi, l’autore pubblicò nel 1982 il celebre romanzo storico intitolato La lista di Schindler. L’opera, premiata con prestigiosi riconoscimenti letterari, ebbe il merito di strutturare e organizzare storicamente le testimonianze orali, trasformando una memoria privata in un patrimonio letterario e documentale a disposizione della storiografia contemporanea.

La consacrazione globale con il regista Steven Spielberg

La definitiva elevazione del personaggio a simbolo universale del riscatto morale si compì nel 1993, grazie alla trasposizione cinematografica diretta da Steven Spielberg. Il film Schindler’s List, girato con un rigoroso bianco e nero per richiamare i documentari dell’epoca e curato con estrema attenzione ai dettagli storici, portò la narrativa della fabbrica DEF nelle sale cinematografiche di tutto il mondo. Questa imponente opera visiva non solo consacrò la complessa figura del protagonista nell’immaginario collettivo globale, ma aprì anche un ampio e rinnovato dibattito pubblico sui temi della responsabilità individuale nei regimi totalitari e sulle innumerevoli sfumature che definiscono il concetto stesso di eroismo.

Oltre Schindler: Giorgio Perlasca, Gino Bartali e i Giusti italiani

La capacità di opporsi silenziosamente alle macchine di morte totalitarie non fu una prerogativa esclusiva dell’industriale tedesco, ma trovò espressione anche attraverso numerose figure di alto spessore morale in Italia e in diverse nazioni europee. Nell’inverno del 1944, trovandosi nella città di Budapest, il commerciante Giorgio Perlasca si finse abilmente console della Spagna, sfruttando scappatoie burocratiche per rilasciare documenti e salvacondotti che permisero a migliaia di ebrei ungheresi di sfuggire ai treni della deportazione.

Un approccio ugualmente coraggioso caratterizzò l’operato del grande ciclista Gino Bartali, il quale, approfittando della libertà di movimento garantita dai suoi prolungati allenamenti sulle strade della Toscana e dell’Umbria, trasportò per mesi documenti falsificati nascosti all’interno del telaio della propria bicicletta, fungendo da perno essenziale per una complessa rete di soccorso clandestino. A questo nobile elenco si aggiunge l’estremo sacrificio di Giovanni Palatucci, funzionario di pubblica sicurezza operante nella complessa realtà di confine di Fiume. Sfruttando la sua posizione dirigenziale all’interno della questura, Giovanni Palatucci fornì visti e documenti alterati ai profughi ebrei provenienti dai territori dell’est, distruggendo sistematicamente i fascicoli ufficiali per nascondere le loro identità alle autorità nazifasciste. La sua silenziosa opera di boicottaggio si interruppe quando venne scoperto dalla Gestapo; arrestato, fu deportato nel campo di concentramento di Dachau in Germania, dove perse la vita il 10 febbraio 1945, a pochi mesi dalla fine della guerra.

Non meno vitale fu l’impegno di cittadini e religiosi lontani dai riflettori. A Napoli e in altre province del sud, fratelli come Giuseppe Palescandolo e Pasquale Palescandolo misero a repentaglio le proprie esistenze per offrire un nascondiglio sicuro a famiglie in fuga dalle retate tedesche. In provincia di Modena, nel comune di Nonantola, il sacerdote Arrigo Beccari e il medico Giuseppe Moreali trasformarono le stanze di Villa Emma in un rifugio per decine di giovani ragazzi ebrei, orchestrandone poi la complessa fuga verso la vicina Svizzera. Infine, all’interno del carcere milanese, la religiosa Enrichetta Alfieri convertì il suo ruolo di assistenza spirituale in un canale di comunicazione vitale con le frange operative della Resistenza, fornendo supporto logistico e morale ai perseguitati e dimostrando, con i fatti, che il rifiuto della barbarie poteva manifestarsi in forme innumerevoli e in ogni strato della società civile.

Per approfondire in modo completo questa complessa vicenda storica, consigliamo la lettura del saggio narrativo La lista di Schindler scritto da Thomas Keneally su Amazon.

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