Indice
Eventi della Storia: Beffa di Buccari
| Punto chiave | Data | Luogo | Dettaglio |
| L’incursione navale | 10 febbraio 1918 – 11 febbraio 1918 | Baia di Buccari (Mare Adriatico) | Tre motoscafi italiani penetrano le difese marittime austriache per oltre ottanta chilometri. |
| I protagonisti | 10 febbraio 1918 | Base di partenza navale | L’operazione coinvolge trenta uomini guidati da Costanzo Ciano e Luigi Rizzo, con la presenza di Gabriele D’Annunzio. |
| L’attacco | 11 febbraio 1918 | Rade di Buccari | Vengono lanciati sei siluri contro le navi nemiche. Solo uno esplode, gli altri si impigliano nelle reti. |
| L’esito psicologico | 11 febbraio 1918 | Ritorno in Italia | Danni materiali minimi, ma le difese austriache, beffate, non sparano un solo colpo, risollevando il morale italiano. |
Introduzione
La notte tra il 10 febbraio 1918 e l’11 febbraio 1918 rappresenta uno dei momenti più singolari e audaci dell’intera Prima Guerra Mondiale. Nelle gelide e insidiose acque del Mare Adriatico, un piccolissimo contingente della Regia Marina italiana porta a termine un’operazione destinata a entrare nella leggenda. Non si tratta di una grande battaglia campale, né di uno scontro decisivo capace di annientare la flotta nemica. L’evento passa alla storia con il nome di “Beffa di Buccari” proprio perché il danno militare inflitto all’Impero austro-ungarico risulta quasi nullo, ma la sua risonanza emotiva è deflagrante.
L’operazione coinvolge appena trenta uomini coraggiosi, distribuiti a bordo di tre M.A.S. (Motoscafi Anti Sommergibili), supportati da alcune unità leggere di scorta. A guidare questa missione che rasenta l’impossibile troviamo ufficiali di grandissima abilità tattica come Costanzo Ciano e Luigi Rizzo. A bordo di uno dei motoscafi vi è anche il celebre poeta e aviatore Gabriele d’Annunzio, il cui ruolo non è solo operativo, ma profondamente simbolico e comunicativo. L’obiettivo è violare uno dei porti più sicuri e protetti del nemico, situato nel profondo di un’insenatura naturale.
La “beffa” si concretizza in un’azione di infiltrazione silenziosa ed estremamente rischiosa. I tre motoscafi italiani riescono a superare gli sbarramenti e le difese austriache, navigando in territorio ostile per oltre ottanta chilometri. Arrivati nella baia di Buccari, dove sostano tranquille diverse unità mercantili e militari nemiche, gli equipaggi lanciano sei siluri. L’effetto distruttivo viene mitigato dalle reti di protezione, che bloccano cinque ordigni su sei. Un solo siluro esplode, causando danni marginali a un piroscafo.
Tuttavia, il vero capolavoro tattico risiede nell’incredulità generale che paralizza il nemico. Le difese costiere e i soldati austriaci, svegliati di soprassalto dalle esplosioni, non riescono a comprendere come navi ostili siano potute arrivare fin lì. Scambiando le piccole imbarcazioni per una flottiglia amica, non esplodono nemmeno un colpo di cannone. I trenta marinai italiani riprendono il largo indisturbati, lasciando dietro di sé una flotta umiliata e un messaggio di sfida inequivocabile. Questa azione, come vedremo, avrà il merito inestimabile di risollevare l’animo di un’Italia ferita.
Contesto Storico e Antefatto
Il Dramma di Caporetto e il Crollo Morale
Per comprendere il peso specifico della Beffa di Buccari, è indispensabile inquadrare il clima psicologico e militare dell’Italia nei mesi immediatamente precedenti. Ci troviamo nell’inverno a cavallo tra il 1917 e il 1918, un periodo che segna il punto più basso, oscuro e doloroso per la nazione dall’inizio del conflitto. Il 24 ottobre 1917 si è consumata la disastrosa battaglia di Caporetto, un crollo strutturale che ha costretto il Regio Esercito a una ritirata caotica e sanguinosa fino alla linea del fiume Piave.
L’Italia della Prima Guerra Mondiale è, in quel preciso frangente, moralmente a terra. La fiducia nelle gerarchie militari è compromessa, la popolazione civile è stremata dalle privazioni e i soldati al fronte vivono in uno stato di costante tensione e sfiducia. In questo scenario di desolazione, il nuovo comando supremo affidato ad Armando Diaz cerca disperatamente non solo di riorganizzare le linee difensive, ma soprattutto di ricostruire l’orgoglio e la tenuta psicologica delle truppe. Il nemico austro-ungarico appare invincibile, forte di un’avanzata che ha violato i confini nazionali.
La Sfida Navale e l’Inviolabilità di Buccari
Mentre l’esercito combatte nelle trincee, anche la Regia Marina avverte l’urgenza di dare un segnale forte, un colpo di coda capace di scuotere l’opinione pubblica e intimorire l’avversario. Il controllo del Mare Adriatico è una partita a scacchi lenta e logorante. La flotta imperiale austriaca, consapevole della propria inferiorità numerica in mare aperto, adotta la strategia della “fleet in being”: mantiene le proprie navi al sicuro all’interno di porti estremamente protetti, uscendo solo per rapide incursioni.
La baia di Buccari, situata nel golfo del Quarnaro vicino all’odierna città di Fiume, rappresenta un rifugio perfetto. È un’insenatura stretta, lunga e circondata da alture fortificate, protetta da campi minati, reti di sbarramento e batterie costiere. Per l’ammiragliato austriaco, penetrare in quelle acque è un’impresa suicida e semplicemente irrealizzabile per qualsiasi forza nemica. È un santuario inviolabile dove mercantili e navi da guerra possono ancorarsi in totale sicurezza, lontani dalle insidie del fronte marittimo.
È proprio questa percezione di totale invulnerabilità che stuzzica le menti tattiche italiane. Colpire il nemico laddove si sente più intoccabile diventa l’obiettivo prioritario. Non serve affondare un’intera flotta; serve dimostrare che le navi italiane possono arrivare ovunque, in qualsiasi momento. Su queste premesse, ufficiali esperti e temerari iniziano a pianificare un’incursione che dovrà fare affidamento unicamente sulla velocità, sul silenzio, sull’oscurità e sull’uso di mezzi piccoli ma letali: i motoscafi armati siluranti.
Il Cuore dell’Evento: Il Momento “Successe Oggi”
La spedizione prende il via nelle ore pomeridiane del 10 febbraio 1918, quando i tre piccoli e agili motoscafi M.A.S. lasciano le coste amiche per puntare dritti verso l’ignoto. A bordo, trenta uomini scelti, consapevoli di andare incontro a una missione che non prevede margini di errore. Il comando tattico dell’incursione è affidato all’esperienza di Costanzo Ciano, supportato dall’audacia di Luigi Rizzo. Insieme a loro, pronto a vivere e a raccontare l’impresa, siede il poeta Gabriele d’Annunzio, figura carismatica capace di trasformare un’operazione militare in un’epopea di respiro nazionale.
La prima fase dell’avvicinamento avviene a rimorchio di alcune torpediniere, un espediente fondamentale per risparmiare il prezioso carburante necessario alla fuga. Successivamente, col calare delle tenebre, gli equipaggi accendono i silenziosi motori elettrici, iniziando la vera e propria penetrazione in territorio nemico. I piccoli scafi si inoltrano lungo gli stretti e insidiosi canali del Quarnaro, scivolando nell’oscurità come ombre sull’acqua. Devono eludere una fitta rete di sorveglianza costiera, superando indenni oltre ottanta chilometri di mare ostile.
Il momento culminante si materializza nel cuore della notte dell’11 febbraio 1918. I tre M.A.S. italiani violano con successo l’ingresso della baia di Buccari, trovandosi infine di fronte a una rada placida dove riposano, ignare, diverse unità mercantili e militari austriache. Gli equipaggi, trattenendo il respiro e muovendosi con gesti misurati, preparano i tubi lancia siluri. L’ordine viene impartito con freddezza: nel giro di pochi istanti, sei ordigni fendono le acque oscure della baia, diretti verso le imponenti fiancate delle navi nemiche.
Il rumore metallico dei siluri in corsa viene presto interrotto, ma non dall’apocalisse attesa. Delle sei armi lanciate, ben cinque si impigliano inesorabilmente nelle fitte reti di protezione sottomarine, posizionate a regola d’arte per difendere i grossi scafi. Soltanto un siluro riesce a superare la barriera e deflagra con violenza contro un piroscafo mercantile, squarciando improvvisamente il silenzio della notte. L’esplosione rimbomba tra le alture circostanti, svegliando di soprassalto la guarnigione e gettando il porto nel caos più totale.
Lo Smarrimento del Nemico e la Fuga
È esattamente in questi minuti concitati che la temeraria operazione si trasforma definitivamente in una “beffa” storica. I soldati austriaci, posti a presidio delle postazioni difensive e delle batterie costiere, scrutano il buio incapaci di comprendere la reale dinamica dell’attacco. L’idea che navi nemiche abbiano potuto percorrere ottanta chilometri all’interno del loro impenetrabile sistema difensivo appare loro talmente assurda e contraria a ogni logica militare da paralizzarne la reazione armata.
Scrutando le piccole sagome in allontanamento, nell’incredulità generale delle truppe imperiali, i difensori le scambiano clamorosamente per una flottiglia amica. Il capolavoro tattico e psicologico si compie così sotto le stelle: la squadra italiana manovra rapidamente per uscire dall’insenatura e riprende il largo senza che un solo colpo di cannone venga sparato contro di loro. I trenta marinai fuggono incolumi, lasciandosi alle spalle un nemico non annientato fisicamente, ma brutalmente umiliato nella sua presunta e sbandierata invulnerabilità.
Analisi – Significato e Risonanza Culturale
Il reale significato storico dell’operazione marittima conclusasi l’11 febbraio 1918 non risiede nei danni materiali inflitti alle navi dell’Impero austro-ungarico. Dal punto di vista strettamente tattico e balistico, come abbiamo visto, il risultato fu infatti quasi trascurabile. Eppure, proprio questa sproporzione tra l’impatto distruttivo e il suo immenso clamore mediatico definisce la grandezza dell’incursione, giustificando a pieno titolo l’utilizzo del termine “beffa”. In un conflitto logorante, segnato dalle carneficine delle guerre di trincea, la dimensione psicologica dello scontro assumeva un valore strategico incalcolabile.
L’Italia del 1918 era una nazione che aveva disperatamente bisogno di un mito positivo per curare le profonde ferite morali lasciate dalla disfatta di Caporetto. L’impresa dei trenta uomini guidati da Costanzo Ciano e Luigi Rizzo fornì esattamente questa potente medicina allo spirito del Paese. L’idea che un minuscolo drappello di incursori potesse violare in totale segretezza il santuario marittimo più protetto del nemico, uscendone per giunta del tutto indenne, infranse l’insopportabile aura di invincibilità dell’esercito e della flotta austriaca. La notizia si diffuse rapidamente tra le truppe al fronte e nelle città, portando una ventata di entusiasmo e di orgoglio nazionale.
Il Ruolo del Poeta e la Nascita di un Motto
Il genio comunicativo di Gabriele d’Annunzio giocò un ruolo assoluto nel trasformare un’operazione di commando in una vera e propria epopea. Prima di abbandonare le rade nemiche, il poeta pescarese aveva provveduto a far cadere in acqua tre bottiglie tricolori contenenti un messaggio di scherno, redatto di suo pugno, destinato all’ammiragliato austriaco. Questo gesto teatrale, intriso di cavalleria e provocazione, servì a firmare l’incursione, assicurandosi che il nemico comprendesse l’audacia di chi aveva appena violato le sue difese.
Tornato in patria, Gabriele d’Annunzio non si limitò a diffondere la notizia nei salotti o sui giornali, ma decise di fissare l’evento nella letteratura. Il poeta scrisse un piccolo libro dedicato interamente a questo fatto d’arme, intitolato significativamente La beffa di Buccari, che divenne in breve tempo un formidabile e popolare strumento di propaganda. Attraverso le sue pagine liriche e marziali, il pubblico italiano poté vivere in prima persona la tensione dell’avvicinamento e la gioia irriverente della fuga, garantendo una risonanza immensa e duratura all’accaduto.
È proprio all’interno di questo clima di esaltazione per l’audacia dimostrata che Gabriele d’Annunzio coniò un motto destinato a entrare nella storia patria. Ispirandosi all’acronimo dei motoscafi M.A.S. (Motoscafi Anti Sommergibili), il poeta creò la celebre locuzione latina “Memento Audere Semper”, che tradotta letteralmente significa: “Ricorda di osare sempre”. Questa frase divenne immediatamente il grido di battaglia della flottiglia e, negli anni a venire, il simbolo per eccellenza dell’eroismo individuale e dello slancio vitale italiano.
L’Eredità Culturale
A oltre un secolo di distanza da quella fredda e buia notte dell’11 febbraio 1918, l’incursione navale italiana conserva intatto il suo fascino di operazione leggendaria. La baia croata di Buccari ha mutato volto, ma nei manuali di storia navale l’evento viene ancora studiato come un esempio magistrale di guerra psicologica e di tattica asimmetrica. L’azione dimostrò in modo inequivocabile come la velocità, l’effetto sorpresa e il coraggio incondizionato di piccoli gruppi possano disorientare apparati difensivi imponenti.
L’eco di questa operazione tracciò la rotta per le successive e ben più letali imprese della Regia Marina. Uomini come Luigi Rizzo faranno tesoro dell’esperienza acquisita scivolando nel Quarnaro per mettere a segno, pochi mesi dopo, veri e propri capolavori tattici, culminati con il clamoroso affondamento della corazzata austriaca Santo Stefano al largo di Premuda. La cultura degli incursori marittimi italiani, nata e forgiata proprio sui fragili M.A.S. di legno, si evolverà costantemente nei decenni successivi, rendendo la marina militare italiana un’eccellenza assoluta a livello mondiale nelle operazioni speciali d’assalto.
Oggi, la memoria tangibile e materiale di quella notte gloriosa è custodita con devozione religiosa ed esposta al pubblico. Il motoscafo M.A.S. 96, l’esatta imbarcazione su cui navigò, soffrì e trionfò Gabriele d’Annunzio, è minuziosamente conservato all’interno del complesso monumentale del Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera. Osservare da vicino quel piccolo e spartano guscio di legno e metallo, immaginandolo fendere le acque ostili nel silenzio più assoluto, permette ancora oggi a chiunque di comprendere il peso e la verità di quel “Memento Audere Semper” che seppe riaccendere l’anima di un intero popolo.
Per immergerti totalmente in questa impresa e rivivere il coraggio di quella notte indimenticabile, ti suggeriamo la lettura del celebre libro La beffa di Buccari, e altri, disponibili su Amazon.


Lascia un commento