Biografia
| Cantante, attore. Il debutto risale al 1944, all’Ambra Jovinelli, ove cantò una canzone famosa di quel tempo: “Il cardellino”. Conobbe poi il maestro Ferroni che lo introdusse alla Radio ove divenne protagonista negli anni successivi. Nel 1947 incise con la Parlophon il suo primo disco: “Canzoncella” e “Serenatella dolce e amara”. Divenne poi il Reuccio (1955), con la sua voce limpida da tenore ed i suoi modi fermi e affabili e non disdegnò di interpretare alcuni ruoli in altrettanti film musicali degli anni 50 e 60. Vinse ben 4 volte il Festival di Sanremo (1955 “Buongiorno Tristezza”, 1957 “Corde della mia chitarra”, 1962 “Addio addio”, 1967 “Non pensare a me”). Tra i suoi moltissimi successi (quasi 50 milioni di dischi venduti) ricordiamo: “Granada”, “Binario”, “Il torrente”, “Buongiorno Tristezza”, “Messico e nuvole”. L’annuncio della sua prematura morte venne dato in diretta televisiva durante l’ultima serata del Festival di Sanremo del 1987 da [url=https://www.ilnino.it/almanacco/almanacco.aspx?gg=7&mm=6#pippo_baudo_1]Pippo Baudo[/url]. In seguito, grazie ad una raccolta di firme, venne dato il suo nome ad un tratto del Lungotevere in Roma. |
Figlio di un medico di vascello veneziano, Andrea Foscolo, e della nobile greca Diamantina Spathis, studiò alternativamente, in Dalmazia, in Grecia e poi nella provincia di Venezia. Già in quegli anni cominciò ad emergere il suo spirito un po’ ribelle (forse anche patendo la prematura scomparsa del padre avvenuta nel 1788). Nel 1794 cominciò a scrivere versi propri e a frequentare gli ambienti letterati e politici dell’area veneziana. Cominciò così la sua travagliata attività politica e militare, prima con Napoleone e poi (dopo che questi vendette Venezia all’austria nel 1797 con il trattato di Campoformio) contro. Si arruolò diverse volte nella Guardia Nazionale, combattè in diversi luoghi e fu pure ferito un paio di volte (a Genova). La sua vita fu un continuo esilio e un continuo viaggiare. Da Venezia a Bologna, a Milano, a Pavia, a Firenze, in Francia, in Svizzera, in Inghilterra (ove morì). A causa del suo carattere fiero e ribelle, non rinunciò mai ad esprimere il suo vero pensiero a costo di peredere spesso il lavoro (tra cui la cattedra di Pavia nel 1808) e con esso la tranquillità economica. Quando però, nel 1816 tornò a Londra, dopo una breve fuga in Svizzera (per non giruare fedeltà agli austriaci che nel frattempo avevano preso la Repubblica Cisalpina), riuscì, nel tempo, a guadagnare bene con la pubblicazione delle sue opere, ma sperperò tutto a causa di investimenti sbagliati e non solo, tanto che finì in prigione (1824) e, in seguito, fu persino costretto a cambiar nome per sfuggire ai creditori. Con l’aiuto della figlia Floriana riuscì a sopravvirere, seppure negli stenti (e seppure in quartieri molto poveri dei sobborghi londinesi), ancora qualche anno, finché la malattia non lo stroncò a soli 49 anni. Ugo Foscolo, durante la sua vita movimentata, ebbe modo di conoscere polti personaggi importanti come Giuseppe Parini, Vincenzo Monti, Melchiorre Gioia, [url=https://www.ilnino.it/almanacco/almanacco.aspx?gg=7&mm=3#alessandro_manzoni_1]Alessandro Manzoni[/url] e molti altri. Di seguito alcune delle sue opere: “Ultime lettere di Jacopo Ortis”, romanzo epistolare del 1797, i sonetti “Alla sera”, “Zacinto” e “[url=https://www.ilnino.it/letteratura/letteratura.aspx?txt=8505]In morte del fratello Giovanni[/url]”, tutti del 1803, il carme “[url=https://www.ilnino.it/letteratura/letteratura.aspx?txt=8520]Dei Sepolcri[/url]” del 1806, le opere teatrali (tragedie) “Tieste” del 1795 e “Aiace” del 1811 solo per elencarne alcune. Nel 1871 la salma di Ugo Foscolo fu portata in Italia, precisamente alla basilica di Santa Croce a Firenze.

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