Sergio Mattarella dodicesimo Presidente della Repubblica italiana

Sergio Mattarella
Nacque un sabato di 11 anni fa.

Eventi della Storia: Sergio Mattarella dodicesimo Presidente della Repubblica italiana

Punto chiaveDataLuogoDettaglio
Evento31 gennaio 2015Roma, ItaliaElezione di Sergio Mattarella quale dodicesimo Presidente della Repubblica Italiana.
Predecessore14 gennaio 2015Roma, ItaliaDimissioni di Giorgio Napolitano, eletto per un secondo mandato eccezionale e ritiratosi quasi novantenne.
Scrutinio Decisivo31 gennaio 2015Roma, ItaliaQuarto scrutinio. Maggioranza assoluta richiesta: 505 voti.
Dati della Votazione31 gennaio 2015Roma, ItaliaPresenti: 1009. Votanti: 995. Astenuti: 0. Schede bianche, disperse e nulle: 132.
Età al momento dell’elezione31 gennaio 2015Roma, Italia73 anni (nato il 23 luglio 1941, nel suo settantaquattresimo anno di vita).

Introduzione

Il 31 gennaio 2015, all’interno dell’emiciclo di Palazzo Montecitorio a Roma, si compì un passaggio istituzionale destinato a ridefinire gli equilibri della storia repubblicana dell’Italia. In quel sabato pomeriggio di undici anni fa, il Parlamento in seduta comune, integrato dai cinquantotto delegati regionali, elesse Sergio Mattarella quale dodicesimo Presidente della Repubblica. Questo evento non rappresentò unicamente il fisiologico avvicendamento al vertice dello Stato, ma segnò la ricomposizione di una profonda frattura istituzionale e politica che aveva attraversato il Paese negli anni immediatamente precedenti.

La figura di Sergio Mattarella, eminente giurista siciliano e all’epoca giudice della Corte Costituzionale, emerse in quel preciso frangente storico come il profilo ideale per ripristinare la piena serenità democratica. Dopo le dimissioni anticipate del suo predecessore, Giorgio Napolitano, l’intero apparato statale necessitava di un vertice che garantisse un’imparzialità assoluta, unita a una profonda conoscenza dei meccanismi parlamentari. La scelta ricadde su un uomo che, nel corso dei decenni, aveva attraversato le fasi più complesse della vita pubblica italiana mantenendo sempre un contegno rigoroso, silente e istituzionalmente ineccepibile.

L’elezione, avvenuta al quarto scrutinio con un’ampia maggioranza, chiuse un cerchio politico delicatissimo. Sergio Mattarella assunse la carica portando con sé non solo un vasto bagaglio di esperienza giuridica e ministeriale, ma anche il peso di una storia personale intimamente legata ai sacrifici richiesti dalla lotta per la legalità, essendo fratello di Piersanti Mattarella, barbaramente assassinato dalla mafia. La sua salita al Colle del Quirinale inaugurò una presidenza caratterizzata da una pacata fermezza, capace di guidare l’Italia attraverso crisi di governo, emergenze sanitarie globali e complessi mutamenti sociali, confermando l’importanza cruciale del ruolo di garanzia del Capo dello Stato.

Contesto Storico e Antefatto

L’eredità del doppio mandato e il semestre europeo

Per comprendere appieno la portata dell’elezione del 31 gennaio 2015, è indispensabile volgere lo sguardo al turbolento scenario politico nato due anni prima. Nella primavera del 2013, il Parlamento si era ritrovato in una situazione di drammatico stallo, incapace di eleggere un successore per il Quirinale. Le candidature di figure storiche come Franco Marini e Romano Prodi erano state affossate nel segreto dell’urna, rivelando una spaccatura insanabile all’interno delle forze politiche. Di fronte al rischio di una paralisi istituzionale senza precedenti, le massime cariche dello Stato e i leader di partito pregarono l’uscente Giorgio Napolitano di accettare una rielezione.

Giorgio Napolitano acconsentì con forte riluttanza, divenendo il primo Presidente nella storia d’Italia a ottenere un secondo mandato. Tuttavia, egli chiarì sin dal primo momento che non avrebbe portato a termine il settennato, la cui scadenza naturale era fissata per il 22 aprile 2020. Il Capo dello Stato, quasi novantenne, accettò di traghettare il Paese fuori dalla palude politica e di accompagnare le necessarie riforme istituzionali, legando la sua permanenza al Quirinale fino alla conclusione di un impegno internazionale cruciale: il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea, previsto per la seconda metà del 2014.

Terminato con successo l’impegno in Europa, Giorgio Napolitano rassegnò ufficialmente le proprie dimissioni il 14 gennaio 2015. In quel momento, la macchina istituzionale si rimise in moto. La Presidenza della Repubblica fu assunta temporaneamente dal Presidente del Senato, Pietro Grasso, in qualità di supplente, mentre il Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, procedette immediatamente alla convocazione del Parlamento in seduta comune per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, fissando l’inizio delle votazioni per gli ultimi giorni di gennaio.

Il crocevia politico e il Patto del Nazareno

L’inizio del 2015 vedeva l’Italia governata da Matteo Renzi, all’epoca Presidente del Consiglio e segretario del Partito Democratico. Il panorama parlamentare era profondamente frammentato, e il governo si reggeva su equilibri complessi. Sul piano delle riforme istituzionali, era in vigore una fragile intesa, nota come “Patto del Nazareno”, stipulata tra Matteo Renzi e il leader dell’opposizione, Silvio Berlusconi, alla guida di Forza Italia. Questa collaborazione, mirata alla stesura di una nuova legge elettorale e alla riforma del Senato, rischiava però di infrangersi proprio sullo scoglio dell’elezione presidenziale.

La strategia politica richiedeva una precisione assoluta per evitare di ripetere i traumi parlamentari del 2013. Da un lato, Silvio Berlusconi auspicava un candidato condiviso che consolidasse il patto delle riforme; dall’altro, Matteo Renzi aveva l’urgenza di ricompattare le diverse anime del proprio partito, ancora segnate dalle divisioni del passato. La scelta di un candidato al Quirinale divenne quindi una delicatissima partita a scacchi. Il nome doveva essere sufficientemente autorevole da raccogliere consensi oltre i confini della maggioranza, ma al contempo inattaccabile sul piano etico e costituzionale.

Nei giorni immediatamente precedenti il primo scrutinio, le consultazioni furono frenetiche. Molti nomi circolarono sui quotidiani di Roma e Milano, da Giuliano Amato a Pier Carlo Padoan, fino a figure eminenti come Anna Finocchiaro. Tuttavia, il vertice del Partito Democratico decise di puntare tutto su un nome che fino a quel momento era rimasto parzialmente nell’ombra delle alte magistrature: Sergio Mattarella. La sua candidatura fu presentata internamente al partito il 29 gennaio 2015, venendo accolta con voto unanime, una mossa che spiazzò gli avversari politici e creò un fronte solido in vista della votazione.

Il profilo silente di un servitore dello Stato

La scelta di Sergio Mattarella non fu casuale, ma rispondeva a una profonda esigenza di pacificazione e garanzia. Originario di Palermo, in Sicilia, vantava un curriculum istituzionale di altissimo livello. Professore di diritto parlamentare, era entrato attivamente in politica in seguito a un trauma che segnò la storia nazionale: il 6 gennaio 1980, suo fratello Piersanti Mattarella, allora Presidente della Regione Siciliana, fu assassinato da Cosa Nostra a causa del suo impegno nel recidere i legami tra amministrazione pubblica e criminalità organizzata.

Dopo quel tragico evento, Sergio Mattarella iniziò un lungo percorso parlamentare e ministeriale nelle file della Democrazia Cristiana. La sua statura morale trovò conferma in episodi storici ben precisi, come le dimissioni rassegnate il 26 luglio 1990 dal governo presieduto da Giulio Andreotti. In quell’occasione, insieme ad altri ministri, scelse di abbandonare l’esecutivo in aperta polemica contro l’approvazione della “Legge Mammì” sul sistema radiotelevisivo, dimostrando una rigidità etica e una fedeltà ai propri princìpi che lo resero una figura di altissima levatura democratica.

Nominato giudice della Corte Costituzionale nel 2011, Sergio Mattarella si era progressivamente ritirato dall’agone politico quotidiano, immergendosi nel delicato ruolo di garante dei princìpi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana. Era, dunque, l’uomo perfetto per il Quirinale: lontano dai clamori mediatici, profondo conoscitore della macchina legislativa e portatore di una storia personale che incarnava il sacrificio e il rigore a difesa dello Stato. Con queste premesse, il Parlamento si preparò al voto di quel decisivo fine settimana invernale.

Il Cuore dell’Evento: Il Momento “Successe Oggi”

La strategia parlamentare dei primi scrutini

L’orologio istituzionale dell’Italia iniziò a scandire le ore decisive per la successione al Quirinale a partire dal pomeriggio del 29 gennaio 2015. In quel momento prese il via la prima chiama per l’elezione del nuovo Capo dello Stato all’interno dell’emiciclo di Montecitorio. La legge in vigore prescriveva, per i primi tre scrutini, una maggioranza qualificata di due terzi dell’assemblea, una soglia altissima che richiedeva un consenso pari a seicentosettantatré voti. La strategia delineata da Matteo Renzi e dalle principali forze di maggioranza fu chiara fin dal principio: evitare bruciature premature e attendere il quarto scrutinio per far convergere in modo compatto i voti sul nome di Sergio Mattarella.

Di conseguenza, sia la votazione inaugurale del 29 gennaio 2015, sia le due sedute successive convocate per il 30 gennaio 2015, si risolsero deliberatamente in un numero altissimo di schede bianche. Questo rito formale di attesa, pur apparendo all’osservatore meno esperto come un momento di stallo, era in realtà il sintomo di una manovra politica accuratamente orchestrata. L’obiettivo primario era misurare la tenuta psicologica dei gruppi parlamentari e preparare in sicurezza il terreno per il sabato mattina. Al quarto scrutinio, infatti, il quorum necessario si sarebbe abbassato alla maggioranza assoluta dei componenti l’Assemblea, fissata matematicamente a cinquecentocinque voti.

Il quarto scrutinio e la proclamazione

Si giunse così alla decisiva mattina del 31 gennaio 2015, un sabato d’inverno nella città di Roma. Alle ore nove e trenta i grandi elettori cominciarono a scorrere in fila indiana sotto il banco della presidenza della Camera dei Deputati. La tensione politica era palpabile in aula, ma allo stesso tempo si avvertiva la nitida sensazione che il Paese fosse finalmente prossimo a sciogliere il nodo istituzionale. Lo spoglio fu condotto con ritmo solenne da Laura Boldrini, all’epoca Presidente della Camera, che lesse a voce alta e chiara le singole schede estratte in sequenza dalle storiche urne d’ebano.

Ogni volta che il nome di Sergio Mattarella riecheggiava nell’ampio emiciclo, la sicurezza dell’esito positivo si faceva sempre più solida. Alle ore dodici e cinquantotto minuti di quel 31 gennaio 2015, il traguardo vitale della maggioranza assoluta venne fisicamente superato. Un lungo, ininterrotto e catartico applauso si levò spontaneamente dai banchi dell’assemblea. La conta finale dei voti registrò un successo istituzionale netto e inequivocabile: sui novecentonovantacinque votanti effettivi, ben seicentosessantacinque preferenze andarono al giurista. Le schede bianche, disperse e nulle furono centotrentadue, un dato che confermava come la candidatura avesse raccolto ampi favori anche molto oltre il perimetro formale della coalizione di governo.

Le prime storiche parole

Mentre la solenne campana del palazzo di Montecitorio annunciava l’avvenuta elezione diffondendo i suoi rintocchi sulla città di Roma, i due Presidenti delle Camere, Laura Boldrini e Pietro Grasso, si recarono celermente presso il vicino palazzo della Consulta per notificare formalmente l’esito della votazione. Trovarono ad attenderli un uomo sobrio, visibilmente consapevole del peso dell’incarico, ma fermo nel proprio contegno istituzionale.

In quel brevissimo e denso frangente, Sergio Mattarella scelse di non pronunciare discorsi articolati, ma affidò alla stampa pochissime parole, destinate a rimanere incise nella memoria collettiva: “Il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini”. Quella frase concisa rappresentava già la perfetta sintesi del suo imminente stile presidenziale, misurato, attento alla dimensione sociale ed estraneo a qualsiasi retorica superflua.

Analisi Verticale – Significato e Risonanza Culturale

La ricucitura delle istituzioni e il ritorno alla sobrietà

L’elezione del 31 gennaio 2015 non rappresentò unicamente il compimento necessario di una complessa procedura democratica, ma segnò una profonda cesura culturale, oltre che psicologica, per l’intera nazione. L’Italia usciva da un lungo decennio di fortissima polarizzazione, dominato da dinamiche mediatiche stringenti e da una cronica instabilità degli esecutivi. La repentina ascesa istituzionale di Sergio Mattarella agì immediatamente come un potente elemento di raffreddamento delle tensioni sistemiche. La sua figura schiva restituiva alla carica suprema una dimensione di autorevolezza repubblicana originaria, lontana dalle polemiche quotidiane e dai clamori che avevano infiammato la piazza.

L’impatto culturale più evidente di questa scelta risiedeva nella percezione pubblica del suo modo di porsi. A differenza della classe dirigente a lui contemporanea, spesso propensa ad alimentare il consenso attraverso dichiarazioni continue, Sergio Mattarella si distingueva per i lunghi silenzi calibrati, per l’estrema misura nei gesti pubblici e per l’assoluto, quasi dottrinale, rispetto delle prerogative costituzionali altrui. In un’epoca segnata da profonde incertezze strutturali e da fragilità economiche radicate, l’opinione pubblica italiana scopriva l’efficacia rassicurante di una guida pacata, percependo quel contegno rigoroso non come distacco, ma come una forma altissima di rispetto istituzionale.

Il garante della Costituzione e il messaggio antimafia

Sul piano squisitamente politico e normativo, l’avvenuta elezione consolidò in maniera irremovibile la centralità della Costituzione della Repubblica Italiana come mappa di navigazione fondamentale per lo Stato. In qualità di ex giudice costituzionale, il nuovo inquilino del Quirinale non si limitava a difendere il testo fondativo, ma lo incarnava nel suo agire quotidiano. Ogni sua successiva decisione formale si dimostrerà sistematicamente radicata nell’interpretazione esatta e letterale degli articoli redatti originariamente dai padri costituenti.

Risulta impossibile, inoltre, analizzare la portata storica di questo momento senza considerare il profondo e drammatico significato simbolico legato alle radici familiari del neoeletto. Scegliendo un magistrato e accademico nato a Palermo, custode silenzioso del dolore per l’omicidio di matrice mafiosa del fratello Piersanti Mattarella, le massime istituzioni democratiche lanciarono un messaggio etico inequivocabile contro la criminalità organizzata.

A testimonianza immediata di questo profondo spessore morale, a poche ore dalla sua acclamazione parlamentare, nel pomeriggio del medesimo 31 gennaio 2015, Sergio Mattarella scelse di compiere il suo primo, emblematico spostamento spostandosi autonomamente per visitare il sacrario delle Fosse Ardeatine a Roma. Quell’omaggio silenzioso, compiuto ancor prima dell’insediamento ufficiale, ribadì visivamente l’impronta antifascista dello Stato, preparando il terreno istituzionale per il giuramento formale alle Camere che si sarebbe tenuto il successivo 3 febbraio 2015.

L’Eredità Culturale

Il custode saldo nelle tempeste politiche e istituzionali

Il lungo settennato scaturito dalla storica votazione del 31 gennaio 2015 si è rivelato, alla prova dei fatti, uno dei periodi istituzionali più densi e complessi nella storia recente dell’Italia repubblicana. L’eredità politica lasciata dalla prima elezione di Sergio Mattarella si misura non tanto nelle singole riforme legislative, compito spettante per dettato costituzionale al governo, quanto nella formidabile capacità di tenuta del sistema democratico durante cicliche e profonde crisi di rappresentanza. Nel corso degli anni successivi, il Capo dello Stato ha gestito la complessa formazione di numerosi e instabili esecutivi, esercitando il potere di persuasione morale con una discrezione assoluta ma ferrea, richiamando sempre i leader di partito, da Giuseppe Conte a Mario Draghi, alla massima responsabilità verso i cittadini e le istituzioni di Roma.

La pandemia e la ridefinizione del legame con il Paese

Il culmine simbolico e affettivo del suo mandato si è concretizzato in modo del tutto inatteso e drammatico durante i mesi più bui della primavera del 2020. Quando l’Italia si è trovata a essere la prima nazione in Europa travolta dalla gravissima pandemia globale, la voce pacata di Sergio Mattarella ha rappresentato il punto di ancoraggio psicologico essenziale per un’intera popolazione confinata nelle proprie abitazioni. Il suo rivolgersi direttamente agli italiani, ammettendo senza sovrastrutture le proprie umane difficoltà e il dolore condiviso per le vite perdute, ha abbattuto la tradizionale e formale distanza tra la presidenza e la cittadinanza attiva. Quell’atteggiamento ha consolidato un inedito sentimento di coesione e fiducia nello Stato che ha segnato profondamente la cultura civile contemporanea.

La storica rielezione e la dedizione assoluta alla Repubblica

L’impatto di quell’iniziale patto istituzionale stipulato nel 2015 ha trovato la sua più evidente conferma formale sette anni più tardi. All’avvicinarsi della scadenza naturale del primo mandato, il quadro parlamentare si è ritrovato nuovamente paralizzato dalle medesime frammentazioni tattiche che avevano generato la crisi del passato. Di fronte al blocco decisionale totale, il Parlamento italiano ha compiuto un passo storicamente rarissimo, chiedendo a Sergio Mattarella l’enorme sacrificio personale di accettare una riconferma.

Esattamente come accadde al suo predecessore Giorgio Napolitano, il Presidente ha anteposto il senso del dovere verso il Paese alle legittime aspirazioni al riposo personale. La sua formale rielezione, avvenuta la sera del 29 gennaio 2022, ha prolungato e consacrato la sua figura come argine vitale per la stabilità democratica. Oggi, a distanza di oltre undici anni da quel decisivo 31 gennaio 2015, l’inizio della sua complessa avventura al Colle viene ricordato e studiato come lo spartiacque fondamentale che ha restituito all’Italia una presidenza capace di unire l’inviolabile rigore giurisprudenziale alla più profonda e autentica empatia umana.

Per approfondire rigorosamente il percorso biografico e politico del Capo dello Stato, si suggerisce la lettura del saggio storico Il Presidente: La storia di Sergio Mattarella. Ed altre opere. Disponibili su Amazon.

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