Samuel Beckett

Biografia

Cantante, attore.
Il debutto risale al 1944, all’Ambra Jovinelli, ove cantò una canzone famosa di quel tempo: “Il cardellino”. Conobbe poi il maestro Ferroni che lo introdusse alla Radio ove divenne protagonista negli anni successivi. Nel 1947 incise con la Parlophon il suo primo disco: “Canzoncella” e “Serenatella dolce e amara”. Divenne poi il Reuccio (1955), con la sua voce limpida da tenore ed i suoi modi fermi e affabili e non disdegnò di interpretare alcuni ruoli in altrettanti film musicali degli anni 50 e 60. Vinse ben 4 volte il Festival di Sanremo (1955 “Buongiorno Tristezza”, 1957 “Corde della mia chitarra”, 1962 “Addio addio”, 1967 “Non pensare a me”). Tra i suoi moltissimi successi (quasi 50 milioni di dischi venduti) ricordiamo: “Granada”, “Binario”, “Il torrente”, “Buongiorno Tristezza”, “Messico e nuvole”. L’annuncio della sua prematura morte venne dato in diretta televisiva durante l’ultima serata del Festival di Sanremo del 1987 da [url=https://www.ilnino.it/almanacco/almanacco.aspx?gg=7&mm=6#pippo_baudo_1]Pippo Baudo[/url]. In seguito, grazie ad una raccolta di firme, venne dato il suo nome ad un tratto del Lungotevere in Roma.

Drammaturgo e romanziere irlandese
Figlio di genitori protestanti, studiò alla Portora Royal School dell’Ulster e al Trinity College di Dublino. Nel 1927 iniziò la sua carriera di lettore di inglese a Parigi, dove conobbe Joyce che fu fondamentale per la sua formazione. Su Joyce fu, infatti, il suo primo saggio del 1930. Nel 1938, dopo alcuni viaggi in Europa, si stabilì definitivamente a Parigi. Di quell’anno è il romanzo “Murphy” che ha come protagonista un dublinese ricoverato in un manicomio di Londra. Nel 1945 iniziò a scrivere in francese, lingua in cui compose le sue opere più importanti. Dal 1951 al 1953 pubblicò una trilogia narrativa: “Molloy”, “Malone muore” e “L’innominabile”, i cui personaggi infermi, protagonisti di disperati monologhi, rappresentano la solitudine umana. Con “Aspettando Godot” iniziò, contemporaneamente a [url=https://www.ilnino.it/almanacco/almanacco.aspx?gg=26&mm=11#eugene_ionesco_1]Eugene Ionesco[/url], il teatro dell’assurdo. L’opera venne rappresentata a Parigi nel 1953 e poi a Londra, tradotta dall’autore, due anni dopo. Il tema centrale del teatro dell’assurdo è l’impossibilità di spiegare l’esistenza umana, da cui deriva il rifiuto di ogni comunicazione fra persone. Negli anni successivi lavorò soprattutto per il teatro riproponendo i temi della sua ricerca esistenzialista. “Finale di partita” del 1957 è ambientato in un’unica stanza dopo una catastrofe, forse atomica. Seguirono “Atto senza parole” (1958) e “Giorni felici” (1961). Nel 1969 ricevette il premio Nobel per la letteratura.

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