Biografia
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Nacque da una famiglia della piccola borghesia, il padre era capitano dell’esercito. Studiò a Parigi e ben presto scoprì la vocazione poetica. Nel 1866 pubblicò i “Poemi saturnini”. Frequentatore dei caffè e dei salotti letterari parigini, la sua vita fu un alternarsi di degradazione morale e di pentimenti. Dopo un periodo di vita disordinata, nel 1870 sposò Mathilde Mautè per la quale scrisse la “Buona canzone” considerandola l’artefice della sua salvezza. L’anno successivo conobbe il giovane [url=https://www.ilnino.it/almanacco/almanacco.aspx?gg=20&mm=10#arthur_rimbaud_1]Arthur Rimbaud[/url] con il quale iniziò una particolre amicizia tanto che decise di lasciare la moglie ed il figlioletto Georges per seguire il giovane poeta in una serie di viaggi in Inghilterra ed in Belgio. Fu una relazione travagliata che finì dolorosamente, infatti nel 1873 Verlaine fu arrestato per aver ferito [url=https://www.ilnino.it/almanacco/almanacco.aspx?gg=20&mm=10#arthur_rimbaud_1]Arthur Rimbaud[/url] durante un litigio. Ispirandosi a questi fatti, durante la reclusione, scrisse le poesie riunite nella raccolta “Romanze senza parola” (1874). Abbandonato dalla moglie a cui voleva ricongiungersi, maturò una crisi religiosa che lo riavvicinò al cattolicesimo e fu motivo di ispirazione per la stesura dei versi “Saggezza” (1881). Nel 1884 pubblicò il saggio “I poeti maledetti” che contribuì a fargli raggiungere una posizione di primo piano nel movimento simbolista. Verlaine fu considerato il poeta della musicalità elevata a suprema forma di arte e conoscenza: la musicalità dei suoi versi deriva dalla costante attenzione al suono, al ritmo ed all’uso di assonanze ed allitterazioni. L’ultimo decennio della sua vita fu segnato da nuovi dolori: la morte del giovane contadino Lucien Letinois con cui aveva avuto una relazione appassionata tanto da spingerlo ad adottarlo come figlio, e la morte della madre. Nel 1888 fu pubblicata la raccolta “Amore” in cui il poeta piangeva la morte del giovane Lucien. Da questo periodo Verlaine cadde nella miseria più profonda e visse, consumandosi prematuramente, tra il caffè e l’ospedale. Nel 1894, per dieci soldi a riga, Verlaine iniziò la stesura delle sue “Confessioni” in cui rivisse un’esistenza segnata dagli scandali e dalla miseria, ma sempre riscattata dalla poesia. Nello stesso anno fu insignito del titolo di “principe dei poeti” e gli fu elargita una pensione. Morì poveramente, a soli 52 anni, in un ospedale di Parigi.

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