Scomparve un lunedì di 6 anni fa.
Aveva 91 anni.
Indice
Biografia di Ennio Morricone
| Pietra miliare | Data completa | Località e Provincia | Stato | Dettaglio storico |
| Nascita | 10 Novembre 1928 | Roma, Roma | Italia | Nasce Ennio Morricone, destinato a cambiare per sempre la storia della musica e del cinema mondiale. |
| L’esordio cinematografico | 23 Agosto 1961 | Roma, Roma | Italia | Debutta ufficialmente come compositore per il cinema firmando la colonna sonora del film Il federale, diretto da Luciano Salce. |
| Il trionfo del sodalizio | 12 Settembre 1964 | Roma, Roma | Italia | Esce nelle sale il film Per un pugno di dollari di Sergio Leone; la colonna sonora di Ennio Morricone rivoluziona il genere western. |
| La consacrazione accademica | 25 Febbraio 2007 | Los Angeles, California | Stati Uniti d’America | Ennio Morricone riceve l’Oscar alla carriera, consegnatogli dall’attore Clint Eastwood, dopo innumerevoli e discusse candidature non andate a buon fine. |
| Il riconoscimento competitivo | 28 Febbraio 2016 | Los Angeles, California | Stati Uniti d’America | Vince l’Oscar per la migliore colonna sonora originale per il film The Hateful Eight, diretto dal regista Quentin Tarantino. |
| Scomparsa | 6 Luglio 2020 | Roma, Roma | Italia | Ennio Morricone si spegne all’età di novantuno anni, lasciando un’eredità artistica composta da centinaia di capolavori. |
Introduzione
Quando ci si avvicina alla sterminata opera di Ennio Morricone, si ha la sensazione vertiginosa di trovarsi di fronte a uno dei pilastri assoluti della cultura contemporanea. Non stiamo parlando semplicemente di un musicista, né soltanto di un compositore applicato all’industria dell’intrattenimento, ma di un vero e proprio architetto del suono che ha saputo ridisegnare i confini emozionali del Novecento. Attraverso le sue partiture, intere generazioni hanno imparato a sognare, a tremare, a piangere e a sperare. Le note di Ennio Morricone non si limitano ad accompagnare le immagini in movimento, ma si ergono a co-protagoniste silenziose, capaci di narrare ciò che la macchina da presa, da sola, non riuscirebbe mai a esprimere.
Tuttavia, proprio l’immensa popolarità di questo maestro ha generato, nel corso dei decenni, un equivoco critico e popolare duro a morire. Il mito riduttivo tende a incasellare Ennio Morricone quasi esclusivamente come “il compositore dei western all’italiana”, legando indissolubilmente il suo genio al suono del fischio, allo schiocco della frusta e alle chitarre elettriche del deserto. È una visione parziale che sminuisce la reale portata del suo intelletto.
La realtà storica ci restituisce una figura ben più complessa e monumentale. Ennio Morricone è stato, prima di ogni altra cosa, un rigoroso compositore di musica colta e contemporanea. La sua vera radice risiedeva nello studio severo del contrappunto, nella musica da camera e nella sperimentazione d’avanguardia. Il cinema non è stato il suo unico orizzonte, ma piuttosto il formidabile laboratorio popolare in cui ha iniettato, di nascosto, le tecniche della grande tradizione classica e le audacie della musica atonale, rendendole accessibili e comprensibili al grande pubblico. Smentendo l’immagine di un semplice creatore di melodie accattivanti, scopriamo un intellettuale del suono che ha saputo unire l’alto e il basso, traghettando la complessità accademica all’interno della cultura di massa.
Contesto Storico e Origini
Per decifrare la genesi del linguaggio musicale di Ennio Morricone, dobbiamo immergerci nell’atmosfera di Roma alla fine degli anni Venti. È il 10 Novembre 1928 quando il futuro compositore viene alla luce nel cuore del rione Trastevere, in una città che sta subendo profonde trasformazioni architettoniche e sociali sotto la spinta del regime fascista. Tuttavia, non sono i palazzi del potere a plasmare l’animo del fanciullo, bensì la concretezza della vita quotidiana e, soprattutto, l’onnipresenza della musica vissuta come forma di artigianato e di sostentamento.
La sua famiglia appartiene alla solida classe lavoratrice romana. La madre, Libera Ridolfi, è una donna concreta che gestisce una piccola attività nel settore tessile, garantendo stabilità al nucleo familiare. Ma è la figura paterna a tracciare in modo indelebile il solco del destino. Il padre, Mario Morricone, è un trombettista professionista che lavora incessantemente nei circuiti della musica leggera, suonando nelle orchestre, nei tabarin, nei teatri di varietà e accompagnando le registrazioni discografiche del tempo. In quell’epoca, prima dell’avvento massiccio della musica registrata e del predominio della televisione, la musica dal vivo era la spina dorsale dell’intrattenimento.
Osservando il padre, il giovane Ennio Morricone apprende fin dai primi anni di vita una lezione fondamentale: la musica non è soltanto una nobile astrazione artistica, ma è anche un mestiere faticoso, fatto di disciplina, turni logoranti e rigore tecnico. Questo approccio pragmatico e artigianale lo accompagnerà per tutta l’esistenza. Spinto dal talento naturale e incoraggiato dal padre, a soli dieci anni Ennio Morricone entra nel prestigioso Conservatorio di Santa Cecilia, a Roma. È un ingresso precoce che testimonia una predisposizione fuori dal comune.
Il suo apprendistato non si limita però alle austere aule accademiche. La necessità e il talento lo gettano presto nel mondo del professionismo: ad appena tredici anni, viene scelto quale membro formale della Opera House Orchestra, un ingaggio che lo porta ad affrontare una faticosa ma formativa serie di concerti in tournée nel Veneto. È l’impatto diretto con il pubblico, con la vita d’orchestra e con la fatica fisica della performance.
Negli anni bui della Seconda Guerra Mondiale, la famiglia fatica a tirare avanti. Il giovane studente si ritrova a dover sostituire il padre in alcune serate per garantire il pasto alla famiglia, suonando per i soldati alleati che hanno da poco liberato la Capitale. Questo continuo oscillare tra lo studio teorico più rigoroso e la pratica musicale più cruda forgia una mente musicale ibrida e potentissima.
Subito dopo il conseguimento del suo primo diploma in tromba, nell’estate del 1946, Ennio Morricone mette nero su bianco la sua primissima composizione ufficiale. L’opera si intitola Il Mattino, un delicato pezzo scritto per voce e pianoforte, strutturato sulle parole di un testo della poetessa giapponese Fukuko. È il battesimo del fuoco per il compositore. Pochi anni dopo, nel 1952, completerà ulteriormente la sua formazione con un secondo, sudato diploma in strumentazione per banda, preparandosi a dominare letteralmente qualsiasi organico orchestrale gli si presenterà davanti.
L’Ascesa
Il percorso che condusse Ennio Morricone verso l’Olimpo della musica non fu un’improvvisa esplosione di celebrità, ma una lenta, metodica e inarrestabile ascesa, costruita su una dedizione monastica allo studio. Dopo i primi diplomi, il traguardo accademico più ambito arrivò nel 1954, quando conseguì il diploma in composizione sotto la guida severa e illuminata del maestro Goffredo Petrassi. Questo eminente compositore italiano divenne per lui un faro intellettuale, tanto che Ennio Morricone dedicherà al suo maestro molte delle sue future opere da concerto, nutrendo per lui una venerazione accademica che non lo abbandonerà mai.
Nonostante l’eccellenza negli studi, il giovane compositore dovette confrontarsi con le necessità materiali della vita quotidiana. La sua carriera spaziò dapprima nel campo orchestrale, mettendosi al servizio di varie formazioni musicali, per poi addentrarsi in modo pionieristico in quello discografico. Negli anni Cinquanta, l’Italia stava vivendo il boom economico e l’industria del disco cercava nuovi suoni. Assunto come arrangiatore presso gli studi della RCA Italiana a Roma, Ennio Morricone iniziò a manipolare la materia prima della canzone leggera, trasformandola in arte.
Il suo approccio all’arrangiamento fu a dir poco rivoluzionario. Non si limitava ad accompagnare le voci dei cantanti, ma creava dei veri e propri controcanti, inserendo elementi dell’avanguardia colta all’interno di canzoni destinate al consumo di massa. Sperimentò l’uso di rumori concreti: il ticchettio di macchine da scrivere, il suono dell’acqua, barattoli percossi. Fu lui a cesellare capolavori della musica pop italiana come la celebre canzone Se telefonando, interpretata dalla cantante Mina Mazzini, o successi estivi come Pinne fucile ed occhiali, cantata da Edoardo Vianello, fino all’indimenticabile melodia di Sapore di sale, portata al successo dal cantautore Gino Paoli.
Forte di questa padronanza assoluta sul suono, la sua insaziabile fame creativa lo spinse oltre. Dopo il consolidamento discografico, iniziò a comporre per il teatro di prosa, per la radio e la televisione. Le sue partiture accompagnavano radiodrammi e i primi sceneggiati del servizio pubblico, affinando la sua capacità di tradurre le emozioni narrative in note musicali.
Infine, giunse il momento di varcare la soglia del cinema. Il suo esordio ufficiale sul grande schermo avvenne in punta di piedi, quando firmò la colonna sonora del film Il federale, uscito nelle sale nel 1961 e diretto dal regista Luciano Salce. Fu il primo, decisivo passo in un mondo in cui, nel corso dei decenni successivi, avrebbe composto centinaia di colonne sonore, legando per sempre il suo nome all’immaginario visivo del ventesimo secolo.
Il Giorno del Destino: Il Momento “Successe Oggi”
Nella sterminata cronologia delle opere di Ennio Morricone, esiste un momento esatto in cui il suo genio ha smesso di essere una risorsa per addetti ai lavori ed è diventato un patrimonio mondiale. Questo giorno del destino porta la data del 12 Settembre 1964. È il giorno in cui fece la sua comparsa nelle sale cinematografiche italiane un film destinato a riscrivere le regole della settima arte: Per un pugno di dollari, diretto dall’allora poco noto regista Sergio Leone.
L’incontro tra i due fu segnato da un aneddoto che ha il sapore della leggenda metropolitana, ma che è invece pura verità storica. Quando Sergio Leone si recò a casa del compositore per discutere del progetto, i due si squadrarono e si riconobbero: erano stati compagni di classe alle scuole elementari, legati da una vecchia fotografia in bianco e nero scattata sui banchi di scuola decenni prima. Questo riconoscimento generò una fiducia immediata, dando il via a una lunga e profonda collaborazione umana e artistica.
Il contesto produttivo di Per un pugno di dollari era, tuttavia, proibitivo. Il budget a disposizione per il film era ridotto all’osso e Ennio Morricone non aveva i fondi per ingaggiare una grande orchestra sinfonica, elemento che all’epoca era considerato indispensabile per musicare i vasti orizzonti del cinema western. Fu proprio questa grave limitazione economica a innescare il miracolo creativo. Non potendo contare sui violini e sugli ottoni classici, il compositore ricorse all’ingegno puro.
Decise di utilizzare strumenti e suoni non convenzionali, trasformando i rumori in melodia. Introdusse lo schiocco acuto della frusta, il rintocco profondo dell’incudine, il suono ruvido dello scacciapensieri siciliano e, soprattutto, il fischio umano. Affidò le melodie fischiate al talento del musicista Alessandro Alessandroni e le parti vocali soliste alla voce eterea della cantante Edda Dell’Orso. A questo tappeto sonoro straniante, unì il timbro graffiante e moderno della chitarra elettrica Fender Stratocaster, uno strumento fino a quel momento associato solo al nascente rock and roll e mai al polveroso Far West.
Il 12 Settembre 1964, quando il pubblico si sedette al buio e i titoli di testa iniziarono a scorrere, il suono che fuoriuscì dagli altoparlanti fu qualcosa di mai udito prima. La colonna sonora non accompagnava semplicemente le gesta dei pistoleri, ma dialogava con loro, ne anticipava le mosse, ne dilatava il tempo psicologico. Tra le centinaia di partiture scritte per il cinema — tra cui una trentina appartenenti proprio al filone western — i film del fortunato esordio che lo resero famoso in tutto il mondo furono senz’altro Per un pugno di dollari del 1964 e, due anni più tardi, il capolavoro monumentale Il buono, il brutto e il cattivo del 1966.
Con quelle note, Ennio Morricone non aveva solo composto una musica di successo: aveva inventato una nuova grammatica sensoriale, abbattendo le vecchie convenzioni di Hollywood e dimostrando che il suono, da solo, poteva farsi drammaturgia, paesaggio e destino.
Analisi Verticale
Il metodo compositivo di Ennio Morricone rappresenta un unicum nella storia della musica del Novecento, un ponte architettonico perfetto tra la rigidità della musica colta e l’accessibilità della cultura popolare. La sua poetica si fondava su un principio apparentemente semplice, ma di difficilissima esecuzione: il suono deve raccontare ciò che l’immagine tace. Per raggiungere questo obiettivo, il compositore elaborò uno stile che mescolava il rigoroso contrappunto studiato sui banchi del conservatorio con l’inserimento di elementi concreti, rumori quotidiani e dissonanze tipiche della musica contemporanea.
Non mancarono, infatti, i sodalizi artistici con altri importanti registi che seppero sfruttare questa sua abilità camaleontica, estendendo la sua influenza ben oltre il genere western. Con il regista Elio Petri, ad esempio, diede vita a partiture grottesche, meccaniche e ossessive, capolavori di satira musicale come la colonna sonora del film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Lavorando al fianco del regista e intellettuale Pier Paolo Pasolini per pellicole come Uccellacci e uccellini, Ennio Morricone seppe attingere a piene mani dal registro popolare e sacro, fondendo filastrocche stralunate e suggestioni classiche in un linguaggio crudo e poetico.
La sua immensa flessibilità gli permise di attraversare generi cinematografici diametralmente opposti. Sostenne l’epica storica e politica del regista Bernardo Bertolucci nel monumentale film Novecento, dipingendo affreschi sonori di respiro sinfonico. Nel contempo, si addentrò nei labirinti dell’angoscia umana collaborando con il regista Dario Argento nella celebre “trilogia degli animali”, a partire dal film L’uccello dalle piume di cristallo, dove utilizzò ninnenanne spettrali e voci sussurrate per generare una tensione insostenibile.
Il richiamo del suo genio varcò presto i confini italiani, portandolo a confrontarsi con le grandi produzioni di Hollywood. Particolarmente fruttuosa fu la collaborazione con il regista statunitense Brian De Palma, per il quale scrisse, tra le altre, la trionfale e malinconica partitura del film Gli intoccabili. Tuttavia, il cinema non fu l’unico campo di applicazione della sua creatività. Ennio Morricone ha scritto moltissimo anche per le grandi produzioni televisive, un settore che affrontò con la medesima serietà e il medesimo impegno orchestrale riservato al grande schermo. Tra queste opere destinate al circuito domestico ricordiamo sceneggiati di immenso successo popolare come Mosè, Marco Polo, Il quarto re e l’intensa miniserie Perlasca un eroe italiano.
In parallelo a questa sterminata produzione applicata, la sua anima di intellettuale puro continuò a manifestarsi in un corpus di opere estranee all’immagine. Moltissime furono infatti le sue composizioni di musica da camera e i suoi concerti scritti per coro, pianoforte e formazioni orchestrali contemporanee, opere che considerava la sua espressione più intima, libera dalle gabbie del cronometro cinematografico e dai desiderata dei produttori.
Il Tramonto
L’ultima fase della carriera di Ennio Morricone non fu caratterizzata da un declino creativo, bensì da una magnifica transizione verso la dimensione performativa e dal raggiungimento dei massimi riconoscimenti internazionali. Negli ultimi due decenni della sua vita, il maestro decise di scendere dal piedistallo dello studio di registrazione per salire sul podio delle più grandi arene del mondo. Iniziò a dirigere personalmente le sue composizioni davanti a platee sconfinate, trasformando partiture pensate per il buio della sala cinematografica in grandiosi riti collettivi dal vivo, esibendosi in teatri storici e piazze leggendarie.
Dal punto di vista istituzionale, il rapporto con l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences fu lungo, complesso e a tratti amaro. Nonostante avesse firmato capolavori assoluti come la colonna sonora del film Mission, diretto dal regista Roland Joffé, o la commovente partitura del film Nuovo Cinema Paradiso, del regista Giuseppe Tornatore, il massimo premio cinematografico gli sfuggì ripetutamente. Una prima, doverosa pacificazione avvenne il 25 Febbraio 2007, quando l’Academy gli conferì l’Oscar alla carriera. In una cerimonia memorabile, la statuetta gli fu consegnata dalle mani dell’attore e regista Clint Eastwood, l’uomo che, tanti decenni prima, aveva indossato il poncho in quelle assolate pellicole italiane che avevano consacrato entrambi.
Tuttavia, il destino aveva in serbo un ultimo trionfo competitivo. Il 28 Febbraio 2016, all’età di ottantasette anni, Ennio Morricone conquistò finalmente l’Oscar per la migliore colonna sonora originale. Il premio gli fu assegnato per le cupe e tensive musiche del film The Hateful Eight, diretto dal devoto regista Quentin Tarantino. Fu il coronamento di una carriera impareggiabile, un momento di altissima commozione in cui il compositore dedicò la vittoria alla moglie, Maria Travia, sua silenziosa e fondamentale consigliera di una vita intera.
La sua eccezionale parabola umana e artistica si chiuse nella quiete della sua amata Roma. A seguito delle complicazioni dovute a una sfortunata caduta in casa, Ennio Morricone si spense la mattina del 6 Luglio 2020. Aveva novantuno anni. Fedele al rigore e alla riservatezza che avevano contraddistinto tutta la sua esistenza, aveva lasciato disposizioni precise affinché i funerali si svolgessero in forma strettamente privata, redigendo di suo pugno un lucido e commovente necrologio per congedarsi dai propri cari e dal suo pubblico senza clamori, “per non disturbare”.
L’Eredità Culturale
Cosa resta, oggi, della sterminata produzione musicale di Ennio Morricone? La sua eredità culturale è talmente vasta da sfuggire a qualsiasi classificazione accademica o commerciale. Egli non ha semplicemente scritto la colonna sonora di oltre quattrocento film, ma ha fornito la colonna sonora alla vita emotiva del Ventesimo secolo. Le sue melodie sono entrate nel patrimonio genetico globale: si fischiano nelle strade di Roma, risuonano nelle sale da concerto di Tokyo e ispirano i più grandi esponenti del rock contemporaneo e dell’elettronica mondiale.
Il segno indelebile lasciato da Ennio Morricone risiede nell’aver nobilitato la figura del compositore cinematografico, dimostrando che la musica applicata non è un’arte minore, ma un formidabile vettore di complessità estetica. Ha insegnato ai registi il peso del silenzio e il valore drammaturgico della singola nota.
Oggi, Ennio Morricone è ricordato e studiato come un gigante del Novecento, un artigiano perfezionista che, seduto nel suo studio romano circondato da pentagrammi vergati a matita, è riuscito nell’impresa più difficile per un musicista d’avanguardia: trasformare l’audacia della sperimentazione in un’emozione universale, comprensibile al cuore di chiunque.
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