Evento storico – fatto
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La rottura della guarnizione provocò dapprima delle fuoriuscite di fumo nero (prime fasi del lancio), poi di fiammate che provocarono il cedimento del serbatoio esterno (External Tank, ET) e quindi l’incendio del suo contenuto (idrogeneo ed ossigeno). Nemmeno la cabina di pilotaggio esplose.
Si scoprì in seguito che la guarnizione si rovinò a causa della eccezionale gelata della notte precedente al lancio: la temperatura arrivo a -7 gradi centigradi, ma a causa dei forti venti, la temperatura percepita fu di almeno -25 gradi.
Purtroppo si scoprì pure che gli ingegneri del costruttore “Morton Thiokol” degli SRB avevano segnalato la loro preoccupazione legata alla bassa temperatura ma questa non arrivò mai ai dirigenti della NASA.
La tragedia del Challanger Space Shuttle fu maggiormente straziante dato che, probabilmente, l’equipaggio rimase cosciente (o semi cosciente) fino all’impatto, ad oltre trecento Km/h, della navicella con l’Oceano Atlantico a circa 20 Km dalla costa di Cape Canaveral. I resti degli astronauti furono recuperati giorni dopo, a 30 metri di profondità. Le operazioni di recupero dei detriti durarono circa 6 mesi e furono impiegate in tutto 24 navi. Fu recuperato circa il 50% dei detriti dello Shuttle.
Di seguito i nomi dell’equipaggio:
Comandante: Dick Scobeea, Pilota: Michael J. Smith, Specialista di missione 1: Judith Resnik, Specialista di missione 2: Ellison Onizuka, Specialista di missione 3: Dr. Ronald McNair, Specialista del carico 1: Greg Jarvis, Specialista del carico 2: Christa McAuliffe.

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