Biografia
| Cantante, attore. Il debutto risale al 1944, all’Ambra Jovinelli, ove cantò una canzone famosa di quel tempo: “Il cardellino”. Conobbe poi il maestro Ferroni che lo introdusse alla Radio ove divenne protagonista negli anni successivi. Nel 1947 incise con la Parlophon il suo primo disco: “Canzoncella” e “Serenatella dolce e amara”. Divenne poi il Reuccio (1955), con la sua voce limpida da tenore ed i suoi modi fermi e affabili e non disdegnò di interpretare alcuni ruoli in altrettanti film musicali degli anni 50 e 60. Vinse ben 4 volte il Festival di Sanremo (1955 “Buongiorno Tristezza”, 1957 “Corde della mia chitarra”, 1962 “Addio addio”, 1967 “Non pensare a me”). Tra i suoi moltissimi successi (quasi 50 milioni di dischi venduti) ricordiamo: “Granada”, “Binario”, “Il torrente”, “Buongiorno Tristezza”, “Messico e nuvole”. L’annuncio della sua prematura morte venne dato in diretta televisiva durante l’ultima serata del Festival di Sanremo del 1987 da [url=https://www.ilnino.it/almanacco/almanacco.aspx?gg=7&mm=6#pippo_baudo_1]Pippo Baudo[/url]. In seguito, grazie ad una raccolta di firme, venne dato il suo nome ad un tratto del Lungotevere in Roma. |
Nacque in una ricca famiglia argentina. Dopo essersi laureato in medicina all’Università di Buenos Aires nel 1953, intraprese un viaggio in moto, in compagnia dell’amico Alberto Granado, attraverso i paesi dell’America Latina. In questa occasione maturò la sua coscienza civile e politica e fece esperienza dei movimenti rivoluzionari. Nel 1954 sostenne la riforma agraria in Guatemala; convinto che la rivoluzione armata fosse l’unica strada per combattere le disuguaglianze sociali, si trasferì a Città del Messico dove conobbe Fidel Castro e aderì al movimento dei rivoluzionari cubani in esilio. Nel 1959, divenuto Castro Primo Ministro dell’isola di Cuba, Guevara venne da lui nominato Ministro dell’Economia e guidò la riorganizzazione del sistema economico cubano secondo le leggi del comunismo marxista. Egli fu uno tra i primi uomini, tra i seguaci di Castro, a proclamarsi apertamente marxista e a sostenere una trasformazione in senso comunista della rivoluzione cubana. A Cuba gli venne dato il soprannome “Che” dai guerriglieri al suo fianco che in questo modo volevano sottolineare le sue origini, infatti la sillaba “che” è un intercalare tipico della parlata argentina. Nel 1965 Guevara lasciò Cuba per dedicarsi all’organizzazione della rivoluzione in altri paesi dell’America Latina. Egli fu il teorico della guerriglia e della lotta armata organizzata come unica forma di rivoluzione nei paesi sottosviluppati, infatti riteneva necessario addestrare numerosi gruppi di guerriglieri per perfezionare la lotta contro l’imperialismo. Nel 1967 si recò in Bolivia dove si unì alla rivolta dei minatori e dei contadini contro il regime di Renè Barrientos. La sua banda fu però annientata dall’esercito boliviano il 26 settembre e Guevara venne catturato e ucciso senza essere processato, il 9 ottobre 1967. Solo nel 1997 le sue spoglie furono localizzate grazie alla rivelazione di un militare dell’esercito boliviano presente alla cattura del Che, quindi trasferite a Cuba dove si tennero i funerali di stato. Guevara scrisse lettere, discorsi, proclami per la maggior parte inediti e articoli pubblicati sull’organo delle forze armate cubane “Verde Olivo”. Del “Diario” che aveva tenuto per tutta la vita, fu pubblicata la parte relativa all’esperienza della guerriglia boliviana.

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