Anna Frank

Biografia

Cantante, attore.
Il debutto risale al 1944, all’Ambra Jovinelli, ove cantò una canzone famosa di quel tempo: “Il cardellino”. Conobbe poi il maestro Ferroni che lo introdusse alla Radio ove divenne protagonista negli anni successivi. Nel 1947 incise con la Parlophon il suo primo disco: “Canzoncella” e “Serenatella dolce e amara”. Divenne poi il Reuccio (1955), con la sua voce limpida da tenore ed i suoi modi fermi e affabili e non disdegnò di interpretare alcuni ruoli in altrettanti film musicali degli anni 50 e 60. Vinse ben 4 volte il Festival di Sanremo (1955 “Buongiorno Tristezza”, 1957 “Corde della mia chitarra”, 1962 “Addio addio”, 1967 “Non pensare a me”). Tra i suoi moltissimi successi (quasi 50 milioni di dischi venduti) ricordiamo: “Granada”, “Binario”, “Il torrente”, “Buongiorno Tristezza”, “Messico e nuvole”. L’annuncio della sua prematura morte venne dato in diretta televisiva durante l’ultima serata del Festival di Sanremo del 1987 da [url=https://www.ilnino.it/almanacco/almanacco.aspx?gg=7&mm=6#pippo_baudo_1]Pippo Baudo[/url]. In seguito, grazie ad una raccolta di firme, venne dato il suo nome ad un tratto del Lungotevere in Roma.

Studentessa, scrittrice.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale diventò famoso in tutto il mondo il suo diario. Anna era una bambina ebrea tedesca molto arguta ed estroversa che fu deportata, dopo varie vicissitudini, in un campo di concentramento (quello di Bergen Belsen in Hannover, Germania) ove morì di tifo iniseme con la sorella maggiore Margot Betti Frank nel marzo del 1945 (il giorno preciso non si conosce), poco prima del 15 aprile 1945, data in cui quel campo fu liberato. Il padre di Anna, Otto Frank, nel 1933 a causa delle leggi razziali emanate da Hitler in Germania, emigrò in Olanda, ad Amsterdam, ma anche qui, nel 1940 arrivarono le stesse odiose leggi, così, il 9 luglio 1942 decise di portare la sua famiglia in un luogo sicuro e nascosto (due stanze nascoste dietro i locali di una libreria in un edificio sul Canale Prinsengracht 263, vicino alla Westerkerk) ove vissero da clandestini, insieme ad altre persone (in tutto otto persone) fino al 4 agosto 1944, quando, a causa di una soffiata, i nazisti della Ghestapo li scovarono e li deportarono (inizialmente ad Auschwitz). Nel giro di un anno morirono tutti tranne il padre di anna, Otto Frank. Finita la guerra e liberati i pochi superstiti, Otto Frank tornò in Olanda e trovò il diario di sua figlia che era stato custodito da Miep Gies ed Elly Vossen, due delle persone che si presero cura del gruppo nei mesi in cui vissero nascosti). Più tardi, nel 1947, decise di renderlo pubblico e lo pubblicò con il titolo di “Het Achterhuis”. Fu in seguito tradotto in moltissime lingue.

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